Jihane Essaouis: mediatrice di mestiere e arbitro per passione

Jihane Essaouis, poco più che ventenne, nata in Marocco, è tra le prime ragazze della seconda generazione, figli di immigrati, che da poco ha realizzato un suo sogno, quello di diventare arbitro di calcio.

Arrivata in Italia all’età di soli dodici anni insieme alla sua famiglia originaria di Mohammedia, Jihane vive a Pontedera, in provincia di Pisa, e da qualche anno lavora come mediatrice culturale presso le scuole del territorio e nei servizi socio-sanitari gestiti dalla cooperativa sociale Il Ponte di Pontedera. Per lei, come per tanti coetanei della sua età, oltre allo studio c’è anche un momento per coltivare le proprie passioni. Dopo il corso per arbitro e la selezione, Jihane è stata promossa arbitro nella sezione dell’Aia Figc della città in cui vive.

“Tolti i panni del mediatore culturale – spiega sorridendo -, nel tempo libero indosso quelli dell’arbitro e spesso in campo mi batte ancora il cuore come se fosse ogni volta una nuova sfida”. E di sfide Jihane ne ha vinte tante. Essere un arbitro diventa per lei un occasione e una sfida da vincere contro il mondo dei tanti pregiudizi e dei tabù nei confronti delle donne. E in tutto questo, a sostenerla e incoraggiarla, accanto a lei c’è sempre la sua famiglia, mamma Aicha, il padre Mustapha e il fratello Soufiane.

Jihane ricorda sempre il suo esordio da arbitro. “Quel giorno – racconta – a tradirmi non è stata solo l’emozione, ma anche la paura di sbagliare a fischiare o perdere il controllo della situazione”. Ma con il tempo Jihane dimostra di aver acquisito sicurezza e serenità in campo, guadagnandosi spesso anche i complimenti”.

“Lavorare nell’ambito della mediazione culturale – spiega – ha rafforzato in me una serie attitudini che si sono rivelate utili anche durante le partite da arbitrare. In entrambi i casi serve infatti essere neutrali e avere un forte senso di responsabilità e di giustizia”.

“Nonostante mi senta alla pari dei miei colleghi uomini – aggiunge -, essere arbitro donna può avere i suoi vantaggi e svantaggi. La presenza femminile in campo viene talvolta contestata più facilmente, sia dai giocatori, sia dai gradini dello stadio. Altre volte, invece, induce a comportamenti più sostenuti ed educati”.

Oltre a quello dell’arbitro, Jihane ha anche un altro desiderio: quello di diventare assistente sociale. Da poco ha iniziato a frequentare le lezioni del corso di laurea in Scienze Sociali dell’Università di Pisa e spera che un giorno possa lavorare a fianco dei più deboli. Per questo e per tutti gli altri sogni nel cassetto non resta che augurarle buona fortuna.

Aleksandra Çaçi

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