Diana “immigrata” per sport e per amore

Gli sportivi sono i migliori ambasciatori nel mondo e questo ormai non è più una novità. Così come si sa che lo sport, soprattutto per i paesi piccoli e meno noti, è un potentissimo veicolo promozionale. Ma capita talvolta che i campioni di un certo calibro, una volta finita la carriera, decidano di fermarsi nel paese che li ha sportivamente adottati. Rinunciando magari alla notorietà che nella loro piccola patria avrebbero potuto ottenere molto più facilmente. Fermarsi per continuare a seminare e raccogliere.

La storia della lituana Diana Ziliute, classe ‘76, ciclista professionista dal 1994 al 2009, è una di queste. Talentuosa promessa, già campionessa del mondo nella Categoria Juniores, Diana firma nel ’96, a soli 20 anni, il suo primo contratto da ciclista professionista con una società trevigiana, l’Acca Due O Lorena. L’arrivo in un paese sconosciuto, la nuova lingua, le prime difficoltà legate alla diversa mentalità nell’interpretare sia il ciclismo che la vita quotidiana, tutto questo le appare meno difficoltoso grazie anche ai risultati sportivi quasi immediati. Diana infatti non delude le aspettative. Diventa presto la leader della propria formazione, composta principalmente da atlete italiane.

Il tempo passa, il team veneto rinnova annualmente il contratto e la fiducia alla ciclista che, conquistando i podi mondiali, si propone per il ciclismo internazionale come una delle atlete più forti e vincenti di ogni tempo. Corre e trionfa in ogni parte del mondo, difendendo i colori della propria società, alla quale rimane fedele per tutta la carriera, e vestendo la maglia della nazionale lituana ai campionati del mondo e alle Olimpiadi. Vince il Tour de France, singole prove di Coppa del Mondo e la Classifica Finale. Ma sono soprattutto il titolo di Campionessa del Mondo conquistato a Valkenburg nel 1998 e la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Sydney 2000 che ne fanno una vera regina nel paese d’origine.

Avrebbe potuto appendere la bici al chiodo, tornare in Lituania e, sfruttando l’onda della popolarità, tentare di acchiappare qualche “sedia” comoda. Ma le ragioni affettive, la nascita della piccola Ilaria e l’attaccamento alla sua vita trevigiana sono prevalse su tutto.

Oggi la bambina dell’ex campionessa ha 7 anni, parla italiano e lituano, mentre la sua mamma insegna l’arte delle due ruote alle nuove generazioni. E quale altro team doveva dirigere se non quello che le ha permesso di esprimersi? La formazione dove Diana ha il ruolo di Manager e Direttrice Sportiva attualmente si chiama Diadora Pasta Zara e si pone degli obiettivi di massima espressione mondiale. Ma oltre alle vittorie, il suo team punta a promuovere il ciclismo giovanile lituano, italiano e internazionale affiancando le giovani leve alle campionesse già affermate.

Edita Pucinskaite

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