Feste e fasti dell’Albania visti dall’Italia

Roma – 10/12/2012.

Il 28 novembre scorso, l’Albania ha celebrato il centenario della sua indipendenza nazionale. Una notizia malapena sfiorata dalla stampa italiana. Nonostante la storia che lega i due paesi e le centinaia di migliaia di albanesi residenti in Italia.  I pochi media che ne hanno parlato hanno ancora una volta  sottolineato solo aspetti folkloristici o ridicoli, che rafforzano l’immagine di una Albania primitiva, violenta e affamata. Invece c’è molto altro, per farsene una piccola idea si possono ancora visitare alcune iniziative culturali promosse dalla diaspora albanese in Italia.

Una riflessione di Klaudia Bumci

Tirana – piazza Scanderbeg – Foto: Discover Albany

E chi poteva pensare che le uniche notizie trapelate in Italia sulla celebrazione del centenario dell’Indipendenza dell’Albania sarebbero state soltanto la paventata macellazione di 2000 agnelli (che non c’è stata) e l’assalto alla torta megagalattica a Tirana, il 28 novembre. Certo, il Primo Ministro albanese poteva risparmiarci la notizia sulla mattanza degli agnelli in pubblica via, considerata “pratica tribale” dagli stessi albanesi, che sono scesi in piazza contro questo sacrificio propiziatorio (vedi “Corriere della Sera”, 27.11.2012), ma l’Occidente, che storce il naso, non macella migliaia di capi di bestiame per “cibare” gli elettori durante le campagne politiche? E chi si è stupito davanti a tanti albanesi che hanno preso d’assalto la torta – 18 tonnellate, 550 metri quadri, coperti da chicchi di melograno e da crema color rosso, con al centro l’aquila nera bicefala fatta con crema di cioccolato (immagine fedele della bandiera nazionale), costata circa 100 mila euro e realizzata da circa 200 pasticcieri – perché non si meraviglia dell’assalto ai centri commerciali quando ci sono i saldi, dove la roba non te la danno certo gratis? E chi ha partecipato sa che “l’assalto” al cibo c’è anche da questa parte del mondo, addirittura durante i ricevimenti di un certo livello.

Il taglio della torta dal primo ministro Sali Berisha – Foto: Discover Albany

Ad ogni modo, quello che stupisce me e, penso, anche parte dei miei connazionali, è la mancanza di desiderio e di volontà di mostrare altro. Eppure, per un anno intero l’Albania ha organizzato, messo in atto, celebrato una serie di eventi, anche spettacolari, per festeggiare i suoi 100 anni. Durante la settimana che ha preceduto il 28 novembre, data nella quale è stata innalzata la bandiera albanese a Valona ed è stata proclamata l’Indipendenza 100 anni fa, migliaia di emigrati albanesi sono tornati in Patria per respirare quel sentimento che ci unisce tutti. “Siamo albanesi” e questa frase si sentiva veramente nell’aria, questo stato d’animo lo respiravi con le narici, lo toccavi con mano, lo potevi percepire ovunque, in tutti gli angoli tappezzati di rosso e nero, i colori della bandiera. Ed accanto a quelli che riempivano le bacinelle di torta, c’erano migliaia e migliaia che si erano riuniti al centro di Tirana, intorno al monumento dell’Eroe nazionale albanese, Scanderbeg, il quale fermò gli ottomani per 25 anni alle porte dell’Italia, alle porte dell’Europa.

E perché non si è parlato del revival di quel 28 novembre, quando l’Albania, considerata dalle Grandi Potenze di allora un pezzo di terra da dividere, ebbe il coraggio di proclamare la sua Indipendenza, per la quale, nel bene e nel male, c’è anche lo zampino dell’Italia. Immediatamente dopo la proclamazione dell’Indipendenza, “Il Popolo Romano” scriveva: “Dobbiamo salutare con sincera soddisfazione la nascita di un nuovo stato albanese, avvenuto per opera di un Dieta che era presieduto da Kemal Bey, un uomo che in passato si mostrò sempre animato da sentimenti di viva amicizia per l’Italia e che tentò a più riprese di guadagnare il governo italiano alla causa della riscossa albanese”.

E in Italia, i figli dell’Albania, immigrati che vivono e lavorano in questo Paese hanno festeggiato non solo idealmente con i loro connazionali durante tutto quest’anno. Mostre, simposi, conferenze, una bandiera per ogni balcone, spettacoli, balli e canti hanno accompagnato il ricordo della lotta e dell’impegno per arrivare ad uno Stato Indipendente, il quale come scriveva “Il Secolo XIX”, citando Ismail Kemal, a capo del folto gruppo che lavorò per liberare l’Albania dall’occupazione cinquecentenaria degli ottomani, “si basa sul principio dell’integrità territoriale e della neutralità dell’Albania, confida sulla benevolenza di tutte le potenze e sull’appoggio dell’Italia e dell’Austro – Ungheria”.

Tirana – Boulevard Centrale – Foto: Discover Albany

Alcune delle attività continuano. E’ aperta fino al 6 gennaio la mostra “Tesori del patrimonio culturale albanese” a Roma, Complesso del Vittoriano. Poi 150 oggetti che partono dal Neolitico fino ai dipinti di Onufri, noto pittore albanese del XVI secolo, andranno a Torino dal 23 gennaio fino al 7 aprile 2013. Sempre a Torino, si possono trovare 150 titoli di libri in albanese, proposte sia ai ragazzi che agli adulti dalle biblioteche civiche. Inoltre, è stato deciso di dedicare un’area all’interno del centro urbano alla Beata albanese Madre Teresa. A Pesaro, una mostra storico-culturale intitolata “I 100 anni dell’Indipendenza dell’Albania” è stata aperta nella Sala Laurana della Prefettura. A Fermo nelle Marche è stata messa la prima pietra per il busto di Scanderbeg nella piazza omonima.

Peccato che la maggior parte delle attività è stata svolta prima del 28 novembre, comprese quelle dell’Istituto Italiano di Cultura in Albania, che ha concluso i festeggiamenti il 7 dicembre con una mostra fotografica con documenti della Società Geografica Italiana, intitolata “Il punto di vista dei geografi e dei viaggiatori italiani tra l’800 e il ‘900”. Se ne poteva parlare, invece è stato scelto di mettere in mostra agnelli e torta. E scusate se lo considero poco!

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  1. santucci ernesto
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    • Klaudia
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