Arezzo: intergazione e cittadinanza attraverso lo sport

Arezzo. 18/12/2012.

Siamo abituati a sentire parlare di sport come esempio d’integrazione e di convivenza, ma non sempre è cosi, specialmente se a farne le spese sono i giovani sportivi stranieri residenti in Italia.

Ad Arezzo, in vista della giornata mondiale del migrante, il 17 Dicembre è stata organizzata un’iniziativa sul tema della cittadinanza attraverso lo sport. L’evento è stato organizzato dal Comune di Arezzo in collaborazione con la Città del Dialogo e la Casa delle Culture, inoltre l’iniziativa è stata patrocinata da: Coni, Ana, Uisp, Unar e Ufficio di Venezia del Consiglio d’Europa.

Un evento importante questo per la città di Arezzo che ha visto la presenza di diversi ospiti di rilievo, tra cui Gianni Rivera, pallone d’oro ed icona del Milan degli Anni 60. Oltre all’ex calciatore, un altro ospite importante è stato Andrea Sarubbi, parlamentare del Partito Democratico, nonché primo firmatario della proposta trasversale di legge Sarubbi-Granata sulla cittadinanza alle seconde generazione in Italia. Gianni Rivera, in veste di Presidente Nazionale Settore Giovanile e Scolastico Figc, durante il suo discorso tenuto nella Sala “Giostra del Saracino” si è rivolto ai presenti, soprattutto ai giovani studenti arrivati per l’occasione da diversi istituti aretini, dicendo: ...ho fatto molte proposte alla Federazione per avere norme di maggiore salvaguardia dei ragazzi che fanno attività sportive. C’è un grosso problema che esiste nel calcio ed è legato alla tratta dei bambini, in particolare di paesi africani, che viene messo in evidenza anche in un film dal titolo “Il sole dentro”.  Storie che raccontano di bambini usati e poi, se non ritenuti all’altezza delle aspettative, abbandonati in giro per l’Italia. Ci sono 17 regole nel calcio ma quella che andrebbe maggiormente usata è la diciottesima, il buon senso: serve meno burocrazia e maggiore attenzione all’interesse delle persone. Da sempre nel mondo facciamo guerre che non dovrebbero esistere: per i confini e per le religioni, per ragioni che sembrano importanti ma che non sono poi così importanti e che trovano la loro difesa nei sistemi burocratici. Io penso che la terra è di tutti e dovremmo essere più legati ai valori veri, ad aiutare i bambini a crescere in un mondo sano, senza alimentare violenza e pregiudizi”.

Sul suolo nazionale vivono ad oggi circa 1 milione di minori stranieri, di questi più di 700 mila sono nati in Italia o sono giunti in questo paese da piccolissimi, ma soltanto chi ha uno dei due genitori italiani riesce ad acquisire la cittadinanza subito, il resto deve attendere la maggiore età per poterla avere. Nonostante ciò sono moltissimi i giovani stranieri che decidono di praticare attività sportive, nella maggior parte dei casi spinti dalla voglia di frequentarsi con i loro compagni e coetanei anche fuori dagli orari scolastici, chi per stare in compagnia e chi per puro spirito sportivo. Nonostante la voglia d’integrazione espressa dai giovani, rimane difficile tesserare quest’ultimi all’interno di squadre o club, in quanto per i ragazzi non aventi cittadinanza italiana i meccanismi di tesseramento sono molto farraginosi. Spesso e volentieri moltissimi atleti si allenano duramente con la speranza di poter essere protagonisti in campo, lo stesso campo che nella maggior parte delle volte lo devono osservare dalla panchina o dalla tribuna per motivi burocratici e discriminatori.

L’Onorevole Sarubbi invece ha ribadito per l’ennesima volta l’importanza di una modifica alla legge n.91/1992, parlando con i giovani si è espresso dicendo: in Italia continuiamo a parlare di ‘seconde generazioni di immigrati mentre in America le persone provenienti da altri paesi sono la ‘prima generazione di americani’. Il concetto di cittadinanza non può andare di pari passo con la ‘convenienza’ ma con il senso di appartenenza. Vediamo tutti i giorni persone legate ad un paese perché vi sono nate e vediamo anche persone che vanno a giocare, magari a calcio, in un paese che non sentono il loro. E’ come nella scuola: la riforma Gelmini ha introdotto nelle classi una quota massima di bambini stranieri ma la discriminante non è la nazionalità ma la lingua. Queste norme non devono essere applicate per chi è in Italia da molti anni o vi è nato. Sono temi dai quali il prossimo Governo non può scappare: non serve essere buoni o cattivi, bisogna essere giusti”.

L’obbiettivo della giornata, è stato non solo mantenere viva l’attenzione sul tema della cittadinanza ai figli degli immigrati, ma soprattutto demolire le barriere burocratiche e discriminatorie affinché ci possa essere libero accesso allo sport senza distinzione di cittadinanza

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