Dossier Statistico Immigrazione 2012: Non solo numeri.

Roma – 30/10/2012. Klaudia Bumci

“Non solo numeri”: è lo slogan del Dossier Statistico Immigrazione 2012, presentato il 30 ottobre al Teatro Orione in Roma. Opera della Caritas e della Fondazione “Migrantes” della CEI, il Dossier mette l’accento sul fatto che i 5 milioni di immigrati in Italia sono persone con la loro dignità indiscutibile, ma soprattutto con il loro mondo, fatto di studio e di lavoro, interessante ma anche problematico, in ogni caso, non molto differente da quello italiano, fatto della stessa pasta.

“La pasta” di cui sono fatti gli immigrati è stato l’argomento della relatrice albanese del Dossier, Shqiponja Dosti, mediatrice culturale, da 19 anni in Italia. E’ Lei che ha messo in evidenza, tramite l’esperienza della sua comunità – circa 500 mila persone, il secondo gruppo non comunitario dopo i Marocchini – come è cambiata l’immigrazione negli anni. Prima la scissione da quelli che sono venuti soltanto per infoltire i ranghi della delinquenza, poi la riqualificazione professionale tramite gli studi oppure il riconoscimento della laurea, per arrivare all’associazionismo, all’impegno di volontariato e di tutela di altri immigrati.

“Ogni numero, dunque – ha sottolineato Shqiponja Dosti – è molto di più di un numero e, nel caso dei migranti, ciascun numero è una storia… Oggi, ogni immigrato, come del resto ogni italiano, che abbia studiato o meno, sia ricco o no, abbia una bella occupazione o svolga un lavoro umile, è una persona umana che va tutelata nella sua dignità. Questa è la grande lezione del Vostro/Nostro Paese”.

Ma come ha messo in evidenza anche il Ministro per l’Integrazione, Andrea Riccardi, certi problemi rimangono. Anche se gli immigrati hanno dimostrato di reggere meglio la crisi, visto le ventimila domande dell’anno scorso per aprire una Partita Iva, l’integrazione ha ancora grandi passi da fare. Questa “grande regione di 5 milioni di abitanti che si è aggiunta pacificamente all’Italia” ha bisogno che venga rivista la legge sull’immigrazione, che venga concessa la cittadinanza specialmente ai figli degli immigrati nati in Italia, che si riconoscano i titoli di studio degli immigrati e si pensi a degli accordi per permettere agli immigrati che vogliono tornare nel proprio Paese di usufruire della pensione maturata.

Secondo il Ministro, l’immigrazione ringiovanisce l’Italia, sopperisce alle carenze del sistema, internazionalizza il Paese per via degli scambi con i Paesi d’origine degli immigrati e apre prospettive nuove nel mondo del lavoro. Ma, per dirlo con le parole della relatrice albanese, Shqiponja Dosti: “Occorre una nuova visione: essere cittadini vuol dire essenzialmente essere liberi: di viaggiare, di studiare, di lavorare, di votare, di partecipare alla vita della propria città, di pensare. Essere cittadini vuol dire sentirsi parte importante della nazione nella quale si decide di vivere, di sentirsi ascoltati e degni di considerazione per quello che si è e si fa. La politica dovrebbe collaborare con le associazioni di migranti in modo da mettere in campo risorse e lavoro di rete, che possano favorire una buona integrazione e una partecipazione effettiva e diretta degli stessi migranti”.

E alla paura delle altre religioni, risponde: “mia madre era musulmana ma nella famiglia di mio padre c’erano anche gli ortodossi, mio marito è cattolico e io, come raccomanda anche il Concilio Vaticano, ho un sentimento di apprezzamento e di rispetto verso tutte le altre religioni, perché è Dio a parlare alla coscienza delle persone, a condizione che la propria fede, qualunque essa sia, non venga vissuta come un’arma da brandire contro i fratelli perché questa sarebbe una bestemmia contro Dio, sarebbe preistorico”.

Le sue parole a tutti gli italiani in questo periodo di crisi sono cariche di affetto: “Sentiteci vicini. E noi immigrati saremo con Voi, perché l’Italia è la nostra terra e la nostra casa è qui, tra di Voi”.

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