Armin, studente iraniano, racconta lo sgombero della residenza di Via Verdi a Torino

Torino, 01/11/2012. Murat Cinar

“Una occupazione fatta per risolvere i problemi abitativi di molti e per attirare l’attenzione sul diritto allo studio di tutti.”, dicono gli studenti che hanno occupato per quasi un anno la residenza di Via Verdi n.15 a Torino.  “La residenza era stata chiusa per restauro e l’occupazione l’ha dannegiata ulteriormente e ritardato i lavori.”, risponde l’Edisu, l’ente regionale per il diritto allo studio. Chi sa chi ha ragione dei due? Quello che è sicuro è che con la crisi non tira bella aria per il diritto allo studio e i tagli che ha operato la regione sui budget dell’Edisu lasceranno per strada e senza borsa molti studenti. Armin, un giovane studente iraniano, ci racconta lo sgombero del “Verdi occupato” e i problemi che ne risultano per molti degli occupanti (video in fondo).

Dieci mesi di esperienza sgomberata con la violenza. La residenza universitaria di Via Verdi 15 a Torino è chiusa e controllata dalla polizia da martedì scorso (30/10/2012) e gli studenti sono senza una soluzione abitativa.

Poco dopo la vittoria elettorale, la giunta regionale guidata da Roberto Cota decide di tagliare i fondi destinati all’Ente per il Diritto allo Studio (EDISU) in Piemonte, un provvedimento traducibile in meno borse di studio e meno posti letto. Gli studenti universitari iniziano a protestare con lo scopo di difendere il diritto all’istruzione, da garantire a tutte le classi sociali. In seguito ad una serie di iniziative, più di cento studenti decidono di occupare la residenza universitaria che si trova in Via Verdi al numero 15 nel centro storico della città di Torino, chiusa per un restauro mai realizzato. Quella degli studenti, a prima vista, sembra una semplice occupazione o una temporanea soluzione abitativa, ma con il passare del tempo diventa qualcosa di più: gli studenti, oltre a vivere dentro a questa residenza, organizzano dibattiti pubblici sull’ambiente, sulla decrescita, sulla politica e l’economia nazionali ed internazionali . Fanno nascere una libreria del baratto, risposta alternativa alla mercificazione dell’istruzione, poi un cine-club ed addirittura una ciclofficina.

Tra i nuovi residenti di Via Verdi 15, c’erano anche diversi studenti non italiani, circa ottanta. Per loro, la questione abitativa a Torino è ancora più complicata e diversi sono i motivi che li hanno spinti a prendere parte a questa esperienza. Armin, studente della Facoltà di Lettere e Filosofia, afferma: “Molti studenti stranieri provengono da Paesi economicamente svantaggiati, per questo, affrontare la spesa di una locazione è, per loro, un problema soprattutto perché, in questi ultimi anni, a Torino, gli affitti sono aumentati parecchio. Come se non bastasse, la Regione Piemonte ha diminuito i posti letto ed i fondi destinati alla borsa di studio quindi limitando ancor più l’opportunità di avere un sostegno economico per lo studio. Infine, il costo del posto letto presso le Residenze Universitarie EDISU continua ad aumentare in maniera sproporzionata rispetto all’aumento della Borsa di Studio (NDR: la spesa per la locazione del posto letto viene automaticamente detratta dalla Borsa di Studio assegnata allo studente).” Per molti degli studenti che hanno subito lo sgombero di martedì 30 ottobre, la questione abitativa è talmente vincolante da rimettere in causa il proseguimento o meno degli studi.

Armin racconta: “Quando la polizia è entrata nella residenza insieme ad alcuni dipendenti dell’EDISU, ha separato gli studenti italiani da quelli stranieri ed ha messo questi ultimi contro il muro. Si è trattato di un momento di separazione che ci ha lasciati attoniti”. Armin specifica che durante l’esperienza di Via Verdi 15, gli studenti non italiani erano, al pari degli italiani, tra i protagonisti dell’occupazione e che tutte le decisioni venivano prese da parte di tutti i residenti, senza distinzione né discriminazioni: “Non abbiamo mai avvertito una differenza. E’ stata un’esperienza sociale veramente diversa e lo sgombero non può che dimostrarne il successo”.

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