Scuola e immigrazione: “Multietnica” sì, ma non in cattedra

Monsieur Lazhar manifesto

Manifesto del film canadese “Mr Lazhar”. Storia di un maestro di scuola algerino in Canada. Una storia che rimane ancora fantascienza per l’Italia.

Roma, 22/10/2012. Lucia Ghebreghiorges.

Il 25 settembre scorso è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il bando di concorso indetto dal Ministero dell’Istruzione per il reclutamento di oltre 11.000 docenti nelle scuole dell’infanzia, primaria, secondaria di I e II grado. Ma il bando prevede che per salire in cattedra bisogna avere la cittadinanza italiana o di uno degli Stati membri dell’Unione Europea. E poco importa se negli stessi giorni il Ministro Profumo, riferendosi alla sua idea di scuola dichiarava: «La scuola è più aperta, multietnica, capace di correlarsi al mondo di oggi». «Il Paese è cambiato e bisogna perciò «cambiare il modo di fare scuola». Niente di fatto, il Ministro si riferiva ad una revisione dei programmi scolastici e nessuna cattedra “diventerà multietnica” per il momento. Anche se “gli stranieri” che oggi farebbero domanda potrebbero essere gli stessi studenti cresciuti nelle nostre scuole, oggi e quindi di fatto molto poco stranieri. Magari desiderosi, come tutti, “di fare il proprio mestiere”, dopo aver fatto le magistrali, l’Università, e per paradosso avere anche l’abilitazione all’insegnamento.

E mentre da più fronti si annunciano ricorsi per i requisiti giudicati illegittimi dalle associazioni di tutela, quali ad esempio l’esclusione dal bando dei laureati dopo il 2003, la Rete G2, network di figli d’immigrati (www.secondegenerazioni.it), sottolinea lo sbarramento ai figli d’immigrati senza cittadinanza italiana per l’accesso al concorso e scrive al Ministro Profumo.

Il 29 Settembre – si legge nella lettera inviata – ci è stato segnalato da una nostra sostenitrice che il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) ha indetto un concorso per il reclutamento di personale docente, con esclusione degli aspiranti docenti di cittadinanza dei paesi non appartenenti ai paesi della Comunità Europea, anche se in possesso di titolo abilitativo all’insegnamento e di ogni altro requisito di capacità e competenza previsto dal bando di concorso.

«Questa esclusione – ci spiega Mohamed Tailmoun, Portavoce della Rete G2 – pone in essere un’irragionevole differenza di trattamento tra lavoratori comunitari e non comunitari, in violazione del principio di non discriminazione e di parità di trattamento nelle condizioni di lavoro rispetto al lavoratore nazionale e che trovano applicazione non solo nella fase successiva alla instaurazione del rapporto, ma anche nella fase di ricerca del lavoro

«Si tratta – prosegue Tailmoun – di un concetto ribadito, tra l’altro dalla Convenzione sui lavoratori migranti e i loro familiari del O.I.L. e al Testo Unico Immigrazione nonché dall’art. 3 comma 1 del D. Lgs. 9 luglio 2003, n. 215 concernente l’attuazione della direttiva 2000/43/CE».

Secondo G2 infatti vi è possibilità di fare ricorso, in quanto il Giudice, laddove riscontri un comportamento discriminatorio può disporre la cessazione del comportamento e la rimozione degli effetti, garantendo comunque l’applicazione di sanzioni effettive.

Non è la prima volta che viene denunciata la discriminazione contenuta nei bandi pubblici. Nell’ottobre dello scorso anno su segnalazione della Rete G2 il ventiseienne Syed da 15 anni in Italia avvia un ricorso depositato presso Tribunale di Milano, in seguito all’esclusione della sua domanda di accesso al Bando per il Servizio Civile Nazionale.

Con il sostegno di Asgi, Avvocati per niente Cgil e Cisl di Milano, il giovane escluso chiede al Giudice di far applicare il principio di parità fissato dall’art. 2 del T.U. immigrazione e dai principi costituzionali di uguaglianza e ragionevolezza ribaditi con forza da recenti sentenze della Corte Costituzionale, al fine di obbligare il Dipartimento del Servizio Civile a riaprire il bando agli stranieri, o quantomeno ai cittadini membri dell’Unione europea.

Il 9 Gennaio 2012 arriva la sentenza storica del Tribunale di Milano, che accoglie il ricorso e stabilisce che: Anche ai cittadini stranieri regolarmente soggiornanti in Italia, e come tali appartenenti in maniera stabile e regolare alla comunità, può essere esteso il dovere di difesa della Patria quale dovere di solidarietà politica, economica e sociale previsto dalla Costituzione. Escluderli dal servizio civile in quanto privi della cittadinanza italiana, pertanto, è discriminazione..

A seguito del carattere discriminatorio del bando il Giudice emette un’ordinanza che obbliga la Presidenza del Consiglio dei ministri-Ufficio nazionale per il servizio civile a sospendere le procedure di selezione e di modificare il bando, al fine di consentire l’accesso anche agli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia e di fissare un nuovo termine per le domande”.

Ma il Ministro Riccardi seppur Ministro dell’Integrazione, per via della delega al Servizio Civile Nazionale, si dice costretto ad avviare ricorso contro la sospensione della sentenza, sottolineando che: «Il ministero non ha fatto ricorso contro l’ammissione di un ragazzo non italiano, ma solo contro quella parte della sentenza che obbliga ad annullare il bando e a rifarlo da capo, compromettendo la partenza già decisa di 18 mila giovani».

Il 26 gennaio la Corte di appello di Milano accoglie la sospensione dell’ordinanza emessa dal Giudice e la macchina dopo uno scossone è ripartita, resta l’incognita sul prossimo bando. Ma ora – fa sapere la Rete G2 – si attendono presto i ricorsi “per una scuola che sia realmente multietnica”.

Lucia Ghebreghiorges

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