Senigallia (AN) – la stampa locale e l’immigrazione. Intervista a Michele Pinto di Vivere Senigallia

Senigallia, Ancona . 11/10/2012. Mohamed Malih

Media e immigrazione. Una coppia problematica. Il popolo di Facebook direbbe: una relazione complicata. Come modernità vuole, anche definire i generi della coppia in questione è complicato. Visto il tema potremmo arrivare a dire che si tratta di una coppia mista; se non fosse che tutte le coppie sono miste. Una coppia di cloni, quella sì non sarebbe mista. Stanno insieme da più di vent’anni, non sono sposati, ma una coppia di fatto certamente sì. Stando a quel che dice il Giornalismo, l’Immigrazione è il male in persona.

L’immigrazione, a sua volta, non fa che lamentarsi delle tinte fosche con cui il Giornalismo la descrive. Quel che è pacifico è che siamo in presenza di un rapporto di forze sbilanciato, dove la vittima, ovvero la parte debole è l’Immigrazione.

Foto in CC di Newsflash

Come sempre in questi casi, si trova sempre qualche soggetto terzo pronto a prendere le difese del bistrattato di turno, nel titanico nonché vano sforzo di far trionfare equità e giustizia in questo nostro mondo imperfetto. L’esempio più fulgido in tal senso prende il nome di Carta di Roma. Si tratta di un documento risalente al 2008 – approvato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e la Federazione della Stampa Italiana, d’intesa con l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) – dove son vergate nero su bianco le regole a cui devono attenersi i giornalisti quando trattano dì immigrazione. Insomma, in almeno uno dei taschini di cui abbondano i gilè e le giacche del buon giornalista, accanto al taccuino d’ordinanza ed agli altri breviari e decaloghi del galateo e del politically correct, dovrebbe trovare spazio anche questo ulteriore bignami del bon ton.

Media e immigrazione è una bella locuzione attorno alla quale si organizzano convegni, si fanno ricerche sociologiche e si scrivono libri. Per poi giungere tutti alla stessa conclusione che in estrema sintesi potremmo rendere così: gli immigrati godono di cattiva stampa. Un dato in controtendenza, invece, è quello che troviamo in questa recentissima ricerca – Etnie e web: la rappresentazione delle popolazioni migranti e Rom nella rete internet – dalla quale risulta che le informazioni reperite online sull’immigrazione sono più accurate, con meno stereotipi, e dunque meno discriminanti di quelle della carta stampata.

Prospettive ha contattato Roberto Mazzoli, membro dell’equipe che ha portato a termine questo lavoro.

“Ho collaborato nel 2011 come consulente esterno esperto in Psicologia della Comunicazione con un equipe formata da tre ricercatrici e due ricercatori in ISFOL, il cui compito era approfondire ulteriormente il tema in oggetto, partendo dalle ricerche già effettuate e tentando di contribuire affrontando un territorio d’indagine estremamente complesso e stimolante: la rete internet ed il concetto di società digitale.

La ricerca indaga il ruolo dei mezzi di informazione nella creazione e diffusione di pregiudizi e stereotipi basati sull’appartenenza etnica e si inserisce nel dibattito sulla rappresentazione sociale che i media offrono, in particolare, dei migranti e dei Rom.

In un’ottica innovativa, il campo di ricerca definito è il web: si ritiene infatti che internet, proprio per le sue caratteristiche intrinseche, possa fornire una rappresentazione dei fenomeni sociali differente da quella offerta da altri mezzi di comunicazione, nonché un maggior grado di completezza, pluralità, interdisciplinarità e possibilità di approfondimento. O almeno finora questo sembra.”

Mentre con Michele Pinto, direttore ed editore di Edizioni Vivere, Prospettive ha affrontato più nel dettaglio le peculiarità del lavoro del giornalista – che opera online – quando è alle prese con il mondo dell’immigrazione.

Prospettive: Ma davvero i giornalisti sono così cattivi come ce li descrivono?

Michele Pinto: Assolutamente si. Se accade un fatto di cronaca che coinvolge un migrante noi ci ostiniamo sempre a dire che il migrante è coinvolto. Per fortuna i lettori nei commenti ci riprendono dicendo che dovremmo pubblicare solo una parte della verità perché pubblicarla tutta è politicamente scorretto. Ma noi siamo cattivi e perseveriamo nel pubblicare tutto quello che sappiamo.

A parte la facile ironia, il giornalista vive 365 giorni l’anno a contatto con fatti di cronaca più o meno efferati. Dopo qualche hanno di professione si sviluppa un forte cinismo come strumento di autodifesa, credo sia inevitabile. Capita quindi che a volte non ci si renda conto completamente delle conseguenze che potrebbe avere quello che si scrive. E’ un problema reale e non ne conosco la soluzione.

Prosp: Che mi dici della Carta di Roma?

MP: Ad essere sincero non la conosco molto approfonditamente. La Carta identifica i migranti come soggetti deboli che hanno diritto a maggiori tutele. Mi sembra giusto.

Prosp:  Che difficoltà trova un giornalista a trattare d’immigrazione?

MP:  In una realtà piccola, come quella raccontata dai quotidiani online Vivere la difficoltà maggiore per un giornalista è quella di doversi occupare di tutti gli argomenti, dalla cronaca allo sport passando per politica, economia, costume… questo richiede conoscenze molto vaste. La realtà degli immigrati è molto ampia e sfaccettata, richiede ulteriori conoscenze, anche linguistiche che spesso noi giornalisti locali non abbiamo.

Prosp:  E le fonti? Da dove le prende il giornalista le notizie sugli immigrati che poi elabora nei suoi articoli?

MP: La maggior parte delle notizie sui migranti arrivano dalle forze dell’ordine. Si tratta di fatti di cronaca. Altre arrivano dalle istituzioni, si tratta per lo più di iniziative di sostegno. Per i nostri quotidiani sono fondamentali le segnalazioni e le notizie inviate direttamente dai protagonisti. Qui c’è una grossa barriera costituita dalla lingua e dalla mancata conoscenza dei mezzi di comunicazione locali da parte dei migranti.

Prosp:  Fa più notizia “Un’altra ragazza italiana stuprata da un Rumeno” rispetto a “Pakistano, buon padre di famiglia cerca di sbarcare onestamente il lunario”?

MP:  Ovviamente si, anche se ci sono alcune piacevoli eccezioni. Il problema però è diverso. Andiamo con ordine. Il fatto di cronaca, che riguardi o meno i migranti, attira sempre molta attenzione, questo è un dato di fatto e non dipende certo dai giornalisti.

 Qualche anno fa Vivere Senigallia ha realizzato una rubrica in cui ogni 15 giorni veniva intervistato un migrante proveniente da una diversa nazione, chiedendo la sua storia, il suo rapporto con la nostra città, le difficoltà e le cose belle. La rubrica ha avuto un buon successo di click. Poi si è esaurita per la non disponibilità della giornalista che la seguiva e perché avevamo intervistato quasi tutte le nazionalità disponibili.

Il punto è che un fatto di cronaca è “main stream” ed è relativamente facile da seguire. Intervistare migranti di diverse nazionalità è molto più impegnativo. Dal punto di vista di un piccolo editore “facile” e “impegnativo” si traducono in “economico” e “costoso”. Ignorare l’aspetto economico oggi è impossibile. Purtroppo.

Prosp:  Comunicati stampa, conferenze stampa… gli immigrati fanno uso di questi strumenti?

MP:  Credo sia uno dei problemi di base. I migranti per lo più non sanno come accedere alla stampa. In 10 anni di giornalismo credo che le conferenze stampa organizzate da migranti a cui ho partecipato non siano state più di due o tre. Credo però che con il tempo queste difficoltà si attenueranno.

Prosp:  Se diventare giornalista di professione è difficile per tutti, lo è forse di più per uno straniero. Da questo punto di vista, cambia qualcosa per il giornalismo online?

MP:  Non credo. Fare del giornalismo una professione è oltre che estremamente difficile anche una pessima idea dal punto di vista economico. Nel giornalismo online ci sono meno soldi e quindi aumentano ulteriormente le difficoltà. D’altro lato ci sono forse meno pregiudizi.

Prosp:  I tuoi giornali lavorano soprattutto in ambito locale. Dalle linee guida della Carta di Roma cito testualmente “I media locali svolgono un ruolo strategico nel processo di strutturazione della percezione degli immigrati da parte dell’opinione pubblica e nella garanzia della parità di accesso dei cittadini immigrati all’informazione.” Una bella responsabilità…

MP:  Non condivido la prima parte. La “strutturazione della percezione” non mi interessa. Io racconto quello che succede, bello o brutto che sia. Mi interessa molto di più la “garanzia della parità di accesso all’informazione”. Non so se un giornale o un giornalista può fare molto di più che mantenere la porta aperta a tutti i contributi. Di certo non può mettersi ad organizzare corsi di italiano. In questo è davvero preziosa la figura del mediatore interculturale.

Vedere l’intervista in video qui.

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