Venezia – Osservatorio Antidiscriminazioni. L’abuso di “parole sporche” nuoce al futuro

04/10/2012. Intervista di Karim Metref

In data 10 settembre 2012, l’ordine dei giornalisti del Veneto pubblicava un comunicato per invitare i professionisti dell’informazione a evitare l’uso di parole e espressioni discriminanti. L’origine di quel comunicato è un lavoro di monitoraggio realizzato dall’Osservatorio Antidiscriminazioni di Venezia.(leggere qui il nostro articolo sul comunicato)

Foto:” Un giorno a Venezia” di Luca Sartoni

Lo studio attirava l’attenzione sulla diffusa stigmatizzazione della categoria dei venditori ambulanti stranieri e sull’uso di molte parole considerate discriminatorie dalla Carta di Roma.

Per capire l’utilità e il ruolo che possono giocare questo tipo di iniziative nel cambiare l’immagine degli immigrati nei mezzi di informazione Prospettive ha contattato Erica Gambato e Davide Carnemolla, i due ricercatori responsabili dell’osservatorio per una breve intervista.

Prospettive:  Innanzitutto una breve presentazione del vostro Osservatorio, cos’è? come nasce? Cosa fa?

Osservatorio Antidiscriminazioni: L’Osservatorio antidiscriminazioni veneziano nasce nel settembre 2011 in seguito ad un protocollo firmato dal Comune di Venezia – Assessorato alle Politiche giovanili e Pace e UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali). La responsabilità della gestione dell’osservatorio è stata affidata all’associazione SOS DIRITTI, che nasce da un percorso di anni portato avanti da una rete di associazioni cittadine (la Rete “Tutti i diritti umani per tutti”) attive nella difesa dei diritti e dell’eguaglianza degli abitanti del territorio veneziano. La stessa associazione si è sempre contraddistinta per il sostegno attivo portato agli immigrati, ai richiedenti asilo, ai rifugiati politici e in generale alle vittime di tutte le discriminazioni razziali.

Sin dall’inizio abbiamo deciso di agire sul territorio portando avanti attività e iniziative in grado di contrastare su più livelli episodi di discriminazione diretta e indiretta: apertura di uno sportello per offrire sostegno e consulenza alle vittime e ai testimoni di episodi di discriminazione, svolgimento di laboratori nelle scuole su temi legati all’antirazzismo e all’immigrazione, realizzazione di un’attività quotidiana di monitoraggio stampa delle tre principali testate locali, segnalazione di eventuali bandi pubblici aventi profili discriminatori e accoglienza di istanze e segnalazioni da parte delle associazioni locali (come nel caso dei respingimenti illegali di migranti dal porto di Venezia alla Grecia).

P.S.V.: Ultimamente avete attirato l’attenzione su una campagna discriminatoria della stampa locale nei confronti dei venditori ambulanti stranieri. Potete riassumerci un po’ in cosa consiste e perché l’avete considerata pericolosa?

O.A.:  Sin dalla nostra apertura abbiamo avviato un’attività di monitoraggio della stampa locale. Il monitoraggio quotidiano riguarda le tre principali testate locali – Corriere del Veneto, Il Gazzettino, La Nuova Venezia – e mira ad individuare l’eventuale presenza di toni e linguaggi potenzialmente discriminatori e carichi di stereotipi e pregiudizi nei confronti dei migranti e delle minoranze (come Rom e Sinti). Le nostre segnalazioni si concentrano in particolare sull’uso di quelle che i “giornalisti contro il razzismo” hanno definito le cinque “parole sporche”: clandestino, extracomunitario, nomade, zingaro, vu cumprà. Queste parole sono (o sono diventate) altamente stigmatizzanti e spesso fuorvianti ed il loro utilizzo – in violazione dei principi stabiliti dalla Carta di Roma – contribuisce ad offrire un’immagine dei migranti non corrispondente alla realtà. Accanto a queste parole evidenziamo come spesso vi siano associazioni improprie di termini o allusioni e supposizioni da parte dei giornalisti non supportate da fatti reali (ad esempio l’accostamento di termini quali immigrati e extracomunitari con parole come delinquenti, criminali, sbandati oppure l’indicare gli immigrati come probabili artefici di crimini senza corroborare l’ipotesi con notizie reali e precise). Constatando il fatto che questo linguaggio è divenuto di uso comune – e quindi “normalizzato” – e che i mass media sono sempre più artefici di meccanismi di creazione di immagini stereotipate e di diffusione di falsi allarmismi, la nostra volontà è quindi quella di mettere in evidenza agli occhi dei cittadini e dei giornalisti stessi l’uso e l’abuso di questi termini provando a proporre delle alternative “pulite”. Per questa ragione organizziamo periodicamente eventi pubblici (i primi due si sono svolti a dicembre 2011 e marzo 2012 e ne prevediamo un altro entro fine anno) invitando anche i giornalisti delle tre testate coinvolte. Questi eventi sono un’occasione per discutere del rapporto tra mass media e immigrazione, focalizzandoci nello specifico sull’uso delle “parole sporche” e sui dati del nostro monitoraggio. A proposito dei dati da noi raccolti, è significativo ricordare che il “gruppo stampa” del nostro osservatorio, nel periodo ottobre 2011 – febbraio 2012, ha segnalato ben 540 tra titoli e articoli (206 da “Il Gazzettino”, 255 da “La Nuova Venezia”, 79 dal “Corriere del Veneto”) e la maggior parte di essi (428 sui 540 totali) riguardavano termini usati direttamente dai giornalisti. E per quanto riguarda le “parole sporche”? I nostri dati dicono che – purtroppo – vengono usate spesso, in particolare “clandestino” (181 volte) e “extracomunitario” (159 volte).

Nel corso degli ultimi mesi abbiamo anche iniziato ad inviare delle segnalazioni ad hoc all’Ordine dei Giornalisti del Veneto e alle stesse redazioni delle testate locali nel caso di quelle che si possono definire delle specifiche “campagne mediatiche” dei giornali come quella relativa ai cosiddetti vu cumprà. Durante i mesi estivi, infatti, si moltiplicano gli articoli che usano questa parola che è da considerarsi “sporca” perché rappresenta una storpiatura offensiva, perché viene usata solo se riferita ai venditori ambulanti immigrati e non a quelli italiani e anche perché non fornisce alcuna informazione oggettiva riguardante le persone cui si riferisce. Oltretutto negli articoli citati – tratti da “Il Gazzettino – non viene mai data voce ai migranti chiamati vu cumprà e viene, al contempo, dato ampio spazio a opinioni di esponenti politici e singoli cittadini che esprimono giudizi fortemente stigmatizzanti e aggressivi nei confronti dei venditori ambulanti. Tutti questi aspetti (spesso riscontrabili in altri articoli che trattano di migranti o di Rom e Sinti) a nostro parere violano i principi deontologici e le regole esplicitamente enunciate dalla Carta di Roma.

P.S.V.:  Qual’è stata la risposta del mondo del giornalismo? Quali riscontri avete avuto?

O.A.: Già nel corso del secondo evento di restituzione del nostro monitoraggio stampa (24 marzo 2012) Gianluca Amadori, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto, aveva sottolineato l’importanza di avviare con i giornalisti un discorso in grado di affrontare in maniera approfondita il tema della qualità dell’informazione. Lo stesso Amadori si era quindi impegnato a diffondere i dati del nostro monitoraggio stampa e, soprattutto, a scrivere e inviare ai giornalisti veneti una raccomandazione deontologica che, ricordando anche i principi della Carta di Roma, potesse orientare nella scelta di determinate parole o nel modo di narrare certi avvenimenti riguardanti le categorie solitamente discriminate, prime fra tutte i migranti. In seguito alle nostre recenti segnalazioni l’Ordine dei Giornalisti ha preso posizione in maniera ancora più netta, inviando il 10 settembre un documento in cui richiama esplicitamente tutti i giornalisti al rispetto della Carta di Roma. Questo documento dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto rappresenta a nostro parere un ottimo risultato e un motivo di grande soddisfazione per chi, come noi, si impegna nella diffusione di un linguaggio “pulito” che rispetti la dignità delle persone.

P.S.V.: Pensate che questo tipo di interventi possa cambiare qualcosa nel modo di scrivere e di fare radio e televisione o ci vorrebbero altri interventi? Se sì di quale tipo?

O.A.: Noi crediamo molto in questo lavoro e pensiamo che la promozione di una società antirazzista passi innanzitutto dal linguaggio che usiamo. Per questa ragione presentiamo il nostro lavoro anche all’interno dei laboratori che svolgiamo nelle scuole superiori veneziane (nell’anno scolastico 2011/2012 abbiamo coinvolto 10 scuole) e discutiamo con studenti e studentesse intorno all’uso (e all’abuso) di certe parole collegandoci spesso a loro esperienze personali e invitandoli a diventare loro stessi/e “osservatori” dei mass media e non solo soggetti passivi che li subiscono. Ad esempio chiediamo se secondo loro uno svizzero è un extracomunitario o se le famiglie Sinte che vivono da 60 anni a Venezia possono essere definite nomadi; o ancora se è giusto che i tanti ragazzini afghani scappati dalla guerra e respinti dall’Italia vengano etichettati come clandestini.

Sicuramente il lavoro da fare è tanto e in questo senso uno dei nostri desideri è coinvolgere direttamente le comunità di immigrati nell’attività di monitoraggio stampa accogliendo dunque anche le segnalazioni dei soggetti direttamente coinvolti (e spesso danneggiati) dai mass media. Al tempo stesso pensiamo che vada fatto – sia dai singoli cittadini che dalle associazioni – un lavoro di monitoraggio del web che, proprio perché poco controllato e controllabile, funge spesso da vetrina per messaggi apertamente xenofobi e razzisti. Tra i progetti futuri stiamo valutando anche la possibilità di pubblicare un opuscolo con le nostre segnalazioni e con dei suggerimenti per sostituire le “parole sporche”, una sorta di “guida alla pulizia del linguaggio”.

P.S.V.: una parola di chiusura…

O.A.: Le parole sono pietre diceva Carlo Levi e oggi questa frase è quanto mai attuale. “Pesare” il linguaggio è dovere di tutti – e dei giornalisti in particolare – perché nella “società mediatica” sono appunto i media che influenzano la gente e il “pensiero comune” e non viceversa. Per questo crediamo occorra partire da un confronto con la società civile e con le nuove generazioni per promuovere, attraverso l’uso di nuovi linguaggi, nuovi modi di pensare e di vedere quelli che erroneamente sono chiamati “diversi” e “altri”. E siamo anche convinti – e il comunicato dell’Ordine dei Giornalisti ce lo dimostra – che solo un costante lavoro sia di monitoraggio che di sensibilizzazione possa portare i suoi frutti. In una società in cui è sempre più frequente quello che può definirsi “razzismo mediatico” e in cui la “costruzione del nemico” sta alimentando le paure dei cittadini, uno dei primi passi da compiere è proprio quello di sconfiggere ignoranza e fobie pulendo il linguaggio e restituendo dignità a chi viene spesso offeso e umiliato da parole che feriscono invece che informare.

Per contattarci scrivete a: antidiscriminazioni@comune.venezia.it o chiamateci ai numeri 0415072951 e 3297904240

Per conoscere le nostre attività e visionare i nostri documenti e materiali visitate il blog http://antidiscriminazionivenezia.wordpress.com

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