Una sanatoria che ben poco sanerà

Torino – 20/09/2012. Karim Metref

È iniziata da pochi giorni l’applicazione del decreto legislativo n. 109 del 16 luglio 2012. Un decreto che si vuole misura per l’emersione del lavoro sommerso dei cittadini non comunitari impiegati in nero. Il decreto che fa riferimento a una normativa europea in materia è accolto da tutti come una sanatoria. Ma gli esperti di immigrazione e gli addetti ai lavori dicono che ben pochi problemi risolverà questa “sanatoria”.

Foto, “Abba Vive” Fonte (CC): da Flickr, Hidden vice

È dal 2009 che le associazioni per i diritti degli immigrati chiedono allo stato italiano di recepire la normativa Europea 2009/52/CE  che introduce sanzioni nei confronti dei datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi senza documenti. La normativa è stata pensata per permettere al lavoratore sfruttato in nero di denunciare il datore di lavoro, nel caso questo non lo volesse mettere in regola. Aggiungendo: “In aggiunta ai meccanismi di denuncia, è opportuno che gli Stati membri possano rilasciare permessi di soggiorno di durata limitata, (…) Tali permessi dovrebbero essere concessi con modalità comparabili a quelle applicabili ai cittadini di paesi terzi rientranti nell’ambito di applicazione della direttiva 2004/81/CE (…), riguardante il titolo di soggiorno da rilasciare ai cittadini di paesi terzi vittime della tratta di esseri umani …”(Coma 27). Questo vuol dire in parole semplici che il lavoratore in nero viene equiparato alla persona vittima di tratta e che se vuole mettersi in regola può denunciare il suo sfruttatore. Uno strumento che se fosse applicato in modo efficace poteva scoraggiare buona parte del lavoro sommerso e dei meccanismi di sfruttamento dei cittadini stranieri senza documenti.

Fino ad ora lo stato italiano ha sempre fatto l’orecchio da mercante. Ma nel mese di luglio scorso, il governo Monti ha emanato il decreto legislativo n. 109 pubblicato il 16 luglio 2012 che si vuole applicazione della Normativa Europea di cui sopra.

Ma così non è dice la maggior parte delle associazioni che lavorano con gli immigrati (leggere ad esempio il comunicato dell’Asgi ). Il decreto italiano è in realtà lontano anni luce, dicono le associazioni, dallo spirito della normativa europea. Il tutto è stato ridotto ad una semplice sanatoria, con un periodo determinato entro il quale si potrà denunciare il rapporto sommerso, e con condizioni ostative che la rendono impraticabile per la maggior parte dei lavoratori stranieri senza documenti.

Un modo di far finta di recepire la normativa senza farlo veramente, dice Patrizia Maiorana dell’Arci Thomas Sankara di Messina. La norma contiene troppi ostacoli e quindi pochi potranno usufruirne, aggiunge Sergio Durando, il direttore della Caritas Migranti di Torino.

Gli ostacoli principali di questa norma sono innanzitutto il costo. Per ogni domanda si devono versare 1000 Euro all’atto della presentazione. Soldi che come si sa ormai per tradizione saranno versati dal lavoratore e non dal datore di lavoro. In più degli arretrati di contributi da pagare nel caso la domanda fosse accettata. Costo che fa dire all’Asgi che questa campagna serve più a riempire le casse dello stato che a risolvere i problemi  dei lavoratori e dei datori di lavoro che si vogliono mettere in regola.

Il secondo problema è quello del redditto troppo alto richiesto dai datori di lavoro. Come si sa, il lavoro sommerso è diffuso presso le famiglie e le piccole imprese con redditto spesso basso, specialmente in questi tempi di crisi. I 30.000 Euro per le imprese e 20.000 per le famiglie sono soglie alte, altissime, che escludono di fatto molte imprese e molte famiglie.

Il terzo ostacolo è quello della prova di presenza sul territorio. In effetti potranno sanare la loro situazione i soli lavoratori in grado di provare la loro presenza sul suolo italiano prima del 31 dicembre 2011. E le uniche prove accettabili devono emanare da organismi istituzionali (ospedali, polizia, comuni, giustizia…). Ora tutti sanno che chi non è in regola, se non è arrestato dalla polizia, non ha un incidente e non soffre di qualche malattia grave, in genere si tiene lontano da ogni istituzione statale. Condizione ancora più problematica visto che l’unico documento ufficiale che molti “senza documenti” hanno in tasca è spesso il così detto “foglio di via”. Peccato che la notifica di uno o più fogli di via è tra le cause ostative alla regolarizzazione con questo decreto. Una specie di serpente che si morde la coda.

Tutta una serie di difficoltà che metteranno ancora una volta il cittadino desideroso di mettersi in regola in uno stato di panico propizio ad ogni tipo di truffa. Le notizie di commercio di datori di lavoro fasulli e di false prove di presenza arrivano da tutte le parti. Più si avvicinerà la data fatidica del 15 ottobre, chiusura della sanatoria, più il “mercato” si animerà e i prezzi saliranno. Per la sanatoria per Colf e badanti del 2009, ribattezzata da tutti “sanatoria truffa”, le persone ingannate e rimaste comunque senza documenti sono migliaia. Quest’anno non essendoci la restrizione della tipologia di lavoro, gli illusi potrebbero essere addirittura di più. La Fondazione Leone Moressa parla di “oltre 380 mila soggetti la platea potenziale da regolarizzare”. “…ma è ipotizzabile, proprio per le caratteristiche di questa sanatoria, che la cifra possa essere inferiore.”- aggiungono.

Questo vuol dire che con questa sanatoria che non sanerà nulla, lo stato se ne metterà pieno le tasche, le mafie se ne metteranno pieno le tasche, e come al solito il cittadino immigrato farà la fine del tacchino della festa.

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