Ordine dei Giornalisti del Veneto: No ai termini razzisti e discriminatori!

Venezia. 12/09/2012.
A seguito di una segnalazione dell’Osservatorio Anti Discriminazioni della Città di Venezia  di alcuni articoli a sfondo razzista o discriminatorio nei confronti delle popolazioni di origine straniera e di quelle di origine Rom o sinti, l’Ordine dei Giornalisti del Veneto ha recepito molto positivamente la segnalazione e ha aperto delle istruttorie per accertare le violazioni segnalate. Inoltre lo stesso ordine ha emanato un comunicato ufficiale per richiamare tutti i colleghi al rispetto della deontologia e in modo particolare della Carta di Roma.
“la questione non è quella di nascondere le notizie (che vanno sempre date, se vere e verificate adeguatamente) ,”  – dice il comunicato – “ma di come proporle utilizzando un linguaggio adeguato: evitando espressioni offensive e degradanti, ma anche banalità, luoghi comuni e qualsiasi espressione che possa alimentare atteggiamenti razzistici e discriminatori.”
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Qui di seguito:Il comunicato ufficiale dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto:
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NO AI TERMINI RAZZISTICI E DISCRIMINATORI: L’ORDINE DEI GIORNALISTI RICHIAMA AL RISPETTO DELLA CARTA DI ROMA
Aperte istruttorie sulla base di alcuni esposti

Foto in CC di Newsflash

VENEZIA, 10/9/2012- A seguito del crescente numero di segnalazioni in relazione a presunte violazioni della Carta di Roma – il “Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti” – l’Ordine dei giornalisti del Veneto raccomanda agli iscritti di attenersi alle norme in essa contenute.

La Carta di Roma, approvata il 12 giugno 2008 da crescente numero di segnalazioni in relazione a presunte violazioni della Carta di Roma – il “Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti” – l’Ordine dei giornalisti del Veneto raccomanda agli iscritti di attenersi alle norme in essa contenute.

La Carta di Roma, approvata il 12 giugno 2008 dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti e dalla Federazione nazionale della stampa, recepisce le preoccupazioni dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) fa obbligo ai giornalisti che affrontino i temi relativi all’immigrazione e alla multiculturalità di adottare termini appropriati al fine di fornire al lettore e/o radio-telespettatore la massima aderenza alla realtà dei fatti ed evitare il rischio che l’utilizzo di espressioni improprie o imprecise possa alimentare atteggiamenti razzistici oppure suscitare allarmi ingiustificati.

La Carta si basa sul fondamentale principio deontologico del “rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati” e non pone alcuna limitazione o censura al lavoro dei giornalisti, limitandosi a ricordare che ciascun iscritto all’Albo professionale ha l’obbligo di rispettare la dignità delle persone che non possono e non devono mai essere discriminate “per razza, religione, sesso, condizioni fisiche o mentali, opinioni politiche”, come stabilisce la stessa Carta dei doveri del giornalista.

Dunque la questione non è quella di nascondere le notizie (che vanno sempre date, se vere e verificate adeguatamente), ma di come proporle utilizzando un linguaggio adeguato: evitando espressioni offensive e degradanti, ma anche banalità, luoghi comuni e qualsiasi espressione che possa alimentare atteggiamenti razzistici e discriminatori. Ad esempio, di uno straniero arrestato, oppure oggetto di una notizia di cronaca di interesse pubblico, si può e si deve scrivere esercitando il legittimo diritto-dovere di cronaca, ma non è consentito estendere il comportamento di una o più persone ad un’intera etnia o popolazione, oppure sottolineare nazionalità e provenienza come se l’oggetto dell’interesse fossero queste (e non il reato commesso) .

Devono essere evitate espressioni che hanno valenza dispregiativa come ad esempio “Vu’ cumprà”; lo stesso termine “extracomunitario” può non essere appropriato: chiediamoci, ad esempio, per quale motivo non viene mai utilizzato negli episodi di cronaca che riguardano statunitensi o australiani o canadesi (che pure sono extracomunitari), ma sempre quando i protagonisti delle cronache sono di provenienza africana. Anche il termine “clandestino” può avere valenza negativa e ingenerare allarme sociale, risultando perciò improprio: molti dei migranti fuggono da guerre e rivoluzioni e, più che clandestini, sono richiedenti asilo per motivi umanitari o di sicurezza; persone che meritano rispetto e considerazione, al di là delle spesso inevitabili semplificazioni giornalistiche.

L’Ordine confida che, ad oltre 4 anni dall’entrata in vigore della Carta di Roma, gli importanti precetti deontologici in essa contenuti possano consolidarsi come patrimonio culturale della categoria.

Fonte; Osservatorio Anti Discriminazioni della Città di Venezia

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