Scuola e immigrazione. In cerca di un futuro dai colori della speranza

Torino-12/09/2012.

Foto in licenza CC di: http://www.flickr.com/photos/44551921@N04/

Una dopo l’altra, dal mercoledì 05 settembre fino al venerdì 17 settembre, tutte le regioni italiane stanno riaprendo le porte delle loro scuole. L’anno si preannuncia già problematico. Alla già difficile situazione della scuola la crisi economica in corso aggiunge ulteriori difficoltà. Mancanza di risorse, carovita e impoverimento delle famiglie. Ma nonostante tutto ciò la scuola rimane lo strumento migliore per la costruzione di una società più coesa e per l’inserimento dei ceti più vulnerabili.

Quest’anno, come da ormai 20 anni, il numero di alunni con cittadinanza non italiana sarà in aumento. Nell’anno scolastico 2010/2011 il numero globale di studenti stranieri nella scuola italiana era di 711.064. Ovvero circa il 7,9% del totale di circa 8 milioni di alunni delle scuole italiane. Con + 37.454 presenze in più rispetto all’anno precedente, quindi un aumento del 5,27%.

Se rimane la scuola primaria quella che registra la più alta presenza di figli di immigrati con 254.644 unità e una incidenza del 9,0%, la scuola superiore di secondo grado è quella che registra l’aumento più alto con un +6,7% rispetto all’anno precedente. Altro dato interessante è l’incidenza dei nati in Italia tra gli alunni di origine straniera che è del 42,1%.

C’è quindi una Italia nuova che nasce e cresce e che piena di speranze si avvia attraverso la scuola pubblica verso un futuro… più che mai incerto. Una Italia nuova sempre più italiana in quanto prevalgono i nati sul territorio italiano e quelli arrivati piccolissimi e che altra scuola e altra società non hanno conosciuto. Una Italia nuova che non chiede privilegi ma soltanto quello che una scuola e una società democratica dovrebbero assicurare per vocazione: uguaglianza di opportunità. Non l’uguaglianza matematica, cioè dare le stesse cose a tutti. Perché come diceva Don Milani: Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali. Ma l’uguaglianza giusta che consiste nel dare a ciascuno secondo i bisogni che ha.

A dire il vero, gli sforzi compiuti dalla scuola per adeguarsi ai bisogni e alle sollecitazioni dei nuovi cittadini ci sono. Forse non strutturati, non sistematici. Ma esiste una miriade di iniziative, progetti, percorsi, pratiche… spesso ideati e portati avanti da pochi insegnanti. Altre volte sono alcune scuole, alcuni istituti comprensivi o circoli didattici che prendono l’iniziativa. Raramente si riesce a coinvolgere più di un paio di scuole nei percorsi. Ma l’insieme comunque rappresenta uno sforzo di accoglienza e di costruzione dell’uguaglianza a scuola che è ammirevole. Peccato che ogni restrizione delle risorse va a colpire proprio quelle attività come il sostegno agli alunni con bisogni speciali e i percorsi di inserimento per studenti con difficoltà linguistiche e le attività a base interculturale che potevano essere considerate proprio la punta di ferro e l’orgoglio di una scuola che si vuole inclusiva.

Ma nonostante tutte le sue mancanze, la scuola pubblica rimane uno strumento straordinario di costruzione della coesione sociale e di attivazione di quello che una volta si chiamava l’ascensore sociale. Cioè quel meccanismo che permette ad un alunno proveniente dai ceti più poveri della società di salire grazie allo studio e all’acquisizione di competenze verso gli strati più alti. Anche se si fa finta di dimenticarlo, è proprio quella la ragione per cui fu instaurata la scuola pubblica, gratuita e obbligatoria per tutti. Anche se si fa finta di non saperlo è per quello che ha ancora senso e continua ad esistere.

Lo strumento per costruire una Italia plurale, multicolore e multiculturale ma che vive la propria pluralità con serenità c’è. Si chiama scuola pubblica. È un po’ usato, un po’ smussato, un po’ arrugginito di qua di là, ma c’è ed è più utile che mai.  Serve solo che chi ha il potere politico abbia la destrezza e la voglia di usarlo a buon fine.

Fonte dei dati statistici: studio della fondazione ISMU (http://www.ismu.org/index.php?page=491#)

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